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	<title>altro Archivi - Sinergia Verde</title>
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		<title>Muretti a secco: Patrimonio storico, ecologico e paesaggistico</title>
		<link>https://www.sinergiaverde.it/2025/03/13/muretti-a-secco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Noemi Pastori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 09:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[altro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2018, l’UNESCO ha riconosciuto l’arte della costruzione dei muretti a secco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Questa antica tecnica, basata sull’abilità di incastrare le pietre senza l’uso di malta o leganti, è diffusa in tutto il mondo, dai paesaggi mediterranei fino alle Ande del Perù. Otto paesi europei (Italia, Grecia, Spagna, Cipro, Croazia, Slovenia, Francia [&#8230;]</p>
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									<p>Nel 2018, l’UNESCO ha riconosciuto l’arte della costruzione dei muretti a secco come <b>Patrimonio Immateriale dell’Umanità</b>. Questa antica tecnica, basata sull’abilità di incastrare le pietre senza l’uso di malta o leganti, è diffusa in tutto il mondo, dai paesaggi mediterranei fino alle Ande del Perù. Otto paesi europei (Italia, Grecia, Spagna, Cipro, Croazia, Slovenia, Francia e Svizzera) hanno promosso la candidatura di questa pratica, evidenziandone il valore storico e la sua importanza per la tutela del territorio.</p><h2><b>Funzione ecologica dei muretti a secco</b></h2><p>Oltre alla loro bellezza e al valore storico, i muretti a secco rivestono un ruolo fondamentale nell’ecosistema. Fungono da veri e propri <b>corridoi ecologici</b>, ospitando una microfauna composta da insetti, piccoli rettili e anfibi, che contribuiscono alla biodiversità e al controllo naturale dei parassiti. Gli interstizi tra le pietre diventano rifugi sicuri per molte specie, creando un equilibrio sinergico con l’agricoltura e favorendo un ambiente sano.</p><h2><b>Un microclima ideale per la flora spontanea</b></h2><p>I muretti a secco non solo ospitano la fauna, ma anche una grande varietà di specie botaniche. La vegetazione spontanea che cresce tra le pietre ma anche lungo i muri contribuisce alla stabilità del suolo e alla conservazione dell’umidità. Tra le piante più comuni troviamo il timo, il mirto, il lentisco e la quercia spinosa, oltre a muschi e licheni che nascono sulle rocce e favoriscono la crescita di altre specie. Questo microclima permette alle piante mediterranee di superare la siccità estiva, garantendo la conservazione della biodiversità.</p>								</div>
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									<h2><b>Muretti a secco e difesa del territorio</b></h2><p>Dal punto di vista <b>idrogeologico e paesaggistico</b>, i muretti a secco rappresentano una barriera naturale contro l’erosione del suolo. Funzionano come filtri per le acque piovane, regolando il deflusso idrico e proteggendo i pendii montuosi o collinari dal degrado. Questa tecnica è alla base delle <b>briglie filtranti</b>, utilizzate in idraulica per ridurre la pressione idrostatica e migliorare la stabilità del terreno.</p><h2><b>Lotta alla desertificazione e conservazione dell’acqua</b></h2><p>Nelle zone aride del Mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente, i muretti a secco vengono impiegati per <b>catturare e conservare l’umidità dell’aria</b>. Disposti con interstizi strategici, favoriscono la condensazione della rugiada, permettendo alla pietra di assorbire l’acqua e rilasciarla gradualmente nel suolo. Questo metodo ancestrale è tuttora utilizzato in diverse parti del mondo per contrastare la desertificazione e preservare le risorse idriche.</p><h2><b>L’intervento di Sinergia Verde a Bacchereto (PO)</b></h2><p>Nel febbraio 2025, il <b>Consorzio Sinergia Verde</b> ha eseguito un importante intervento di ripristino di <b>muretti a secco crollati a Bacchereto,</b> in provincia di Prato. L’obiettivo era quello di ristabilire l’equilibrio idrogeologico dell’area, proteggere il territorio dall’erosione e favorire la biodiversità locale. Il lavoro ha rispettato le tecniche costruttive tradizionali, onorando la memoria di chi nei secoli ha contribuito con fatica alla realizzazione di queste opere straordinarie.</p><p>I muretti a secco, insomma, non sono solo elementi del paesaggio rurale, ma vere e proprie <b>opere di ingegneria naturale</b>, essenziali per la protezione del territorio, la conservazione dell’acqua e la tutela della biodiversità. Il ripristino e la manutenzione di queste strutture sono fondamentali per garantire un equilibrio sostenibile tra attività umane e ambiente. Il lavoro svolto dal Consorzio Sinergia Verde a Bacchereto rappresenta un esempio concreto di come tradizione e innovazione possano unirsi per la salvaguardia del territorio.</p>								</div>
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		<title>Ricicliamo il legno attraverso progetti di solidarietà</title>
		<link>https://www.sinergiaverde.it/2023/09/08/ricicliamo-il-legno-attraverso-progetti-di-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gestione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 08:39:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[altro]]></category>
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									<p>Il vero spirito consortile passa anche dalla <strong>partecipazione e condivisione di momenti di felicità e lavoro</strong>. Partendo dal ricordo di un amico un collega che era parte del nostro gruppo, scegliamo di eseguire lavori o manufatti che abbiano anche uno <strong>scopo sociale </strong>e, per esempio, ricicliamo il legno attraverso dei progetti di solidarietà.</p><p>È raro trovare dei professionisti in un mondo competitivo, basato sullo scambio e l’accumulo di denaro, che abbiano lo stimolo a condividere le loro capacità in modo del tutto gratuito e partecipato. Per questo <strong>il</strong><a href="https://www.sinergiaverde.it/il-consorzio/" target="_blank" rel="noopener"> consorzio</a><strong> può e vuole anche essere un gruppo solidale</strong>. Una solidarietà che si esprime in primo luogo tra colleghi, gli stessi componenti del consorzio, e poi anche verso la società.</p><p>Quando diciamo che ricicliamo il legno attraverso progetti di solidarietà intendiamo ad esempio con la costruzione di parchi giochi. Si tratta di una testimonianza di come sia possibile <strong>dare nuova vita a un materiale che maneggiamo quotidianamente</strong> e che altrimenti sarebbe di scarto; una semplice azione che mette in atto quello che vuole essere il vero spirito consortile. Per noi far parte del gruppo è, prima di tutto, scambio, confronto e condivisione. In questo modo ci sentiamo maggiormente presenti e partecipi nella costruzione di un mondo più verde.</p>								</div>
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		<title>Anche la luce inquina</title>
		<link>https://www.sinergiaverde.it/2022/07/07/anche-la-luce-inquina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[EnricoMassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 19:29:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[altro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’eccesso di illuminazione artificiale non si limita a privarci della vista del cielo stellato. Anche se più difficile da osservare, le conseguenze maggiori sono ancor una volta a danno dell’ecosistema, perturbato da un generalizzato dispendio energetico.</p>
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<p>Sì, anche la luce inquina. In effetti l’<strong>eccesso di illuminazione artificiale</strong> non si limita a privarci della vista del cielo stellato. Anche se più difficile da osservare, le<strong> conseguenze maggiori sono ancora una volta a danno dell’ecosistema</strong>, perturbato da un generalizzato dispendio energetico.</p>



<p>I <strong>vegetali</strong>, come gli animali, sono<strong> sensibili alla luce</strong>, ai colori, all’intensità e alla durata dell’esposizione. La luce dello spettro luminoso, e in particolare del blu e del rosso, sono necessarie alla fotosintesi. La luce vicina all’infrarosso (NIR) e quella dell’infrarosso hanno un effetto regolatore sui ritmi biologici.</p>







<p>Solitamente<strong> l’intensità dell’illuminazione urbana </strong>notturna non è sufficiente a influenzare la fotosintesi, tuttavia <strong>altera la percezione giorno/notte dei vegetali</strong>, simulando un aumento della durata del giorno. Ciò <strong>inibisce la dormienza delle piante</strong>, che nelle zone temperate permette loro di passare i rigori dell’inverno senza conseguenze. A testimonianza di questo, in ambiente urbano, è possibile osservare un<strong> ritardo della caduta delle foglie per gli alberi</strong> (a volte solo per alcuni rami) vicini ai lampioni.</p>
<figure id="attachment_1222" aria-describedby="caption-attachment-1222" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1222" src="https://www.sinergiaverde.it/wp-content/uploads/2022/09/potatura-platan-i-si66-300x200.jpg" alt="luce inquina platani a San Miniato" width="300" height="200" srcset="https://www.sinergiaverde.it/wp-content/uploads/2022/09/potatura-platan-i-si66-300x200.jpg 300w, https://www.sinergiaverde.it/wp-content/uploads/2022/09/potatura-platan-i-si66-600x400.jpg 600w, https://www.sinergiaverde.it/wp-content/uploads/2022/09/potatura-platan-i-si66-768x512.jpg 768w, https://www.sinergiaverde.it/wp-content/uploads/2022/09/potatura-platan-i-si66.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-1222" class="wp-caption-text">Platani su strada Tosco Romagnola in San Miniato Basso</figcaption></figure>
<h3>Studi sull&#8217;inquinamento luminoso</h3>



<p>Biologi inglesi hanno scoperto che l’inquinamento luminoso è in grado di <strong>anticipare il risveglio delle gemme</strong> degli alberi fino a 7 giorni e mezzo. Più una zona è soggetta a questo tipo d’inquinamento, più il fenomeno è marcato. Se ne deduce che l’effetto è progressivo, anche se gli studi non hanno ancora identificato i valori soglia di illuminazione necessari ad anticipare di un giorno la gemmazione. <a href="https://www.bbc.com/future/article/20230308-how-light-pollution-disrupts-plants-senses">Nel loro studio</a> i ricercatori hanno dimostrato che la variabile luminosa agisce sul risveglio anticipato delle gemme vegetali in modo indipendente dall’innalzamento delle temperature, fenomeno quest’ultimo già noto da tempo.</p>



<p>Studi che si aggiungono a quelli già fatti sugli animali: dai mammiferi agli insetti, l<strong>’inquinamento luminoso non risparmia alcun organismo vivente</strong>. Solo per citare un esempio possiamo pensare all’interazione tra piante e insetti impollinatori notturni.</p>



<p>L’entomologa <strong>Eva Knop</strong> e la sua <em>equipe</em> dell’Università di Berna, pubblicarono nel 2017, sulla prestigiosa rivista <em><strong class=""><a href="https://www.nature.com/articles/nature23288">Nature</a></strong>,</em> i risultati di uno studio che rilevava come <strong>nelle zone dove è presente inquinamento luminoso, l’impollinazione notturna diminuisse del 62% rispetto alle zone non inquinate</strong>. La ricerca stimava una diminuizione di circa il 13% nella produzione di frutta nelle piante esposte a illuminazione artificiale, nonostante le stesse piante fossero comunque visitate durante il giorno dagli altri insetti impollinatori.</p>
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