Processionaria: un ospite indesiderato

processionaria

Quasi tutti conosciamo la processionaria come un buffo bruco peloso, estremamente urticante, che si sposta in gruppo formando lunghe file simili, appunto, a “processioni”. Cerchiamo di conoscere meglio questo piccolo quanto pericoloso insetto.

Siamo nel regno animale, classe insetti, ordine lepidotteri, lo stesso delle farfalle. Tra queste le processionarie costituiscono un gruppo identificato dalla classificazione scientifica come famiglia delle Taumatopeidi (Thaumetopoea sp.): farfalle notturne di 3-4 cm incapaci di nutrirsi, il cui unico scopod della loro breve vita è riprodursi.

I bruchi, o più correttamente le larve, come ben noto sono cosparse di peli ma non tutti sono uguali. Solo quelli più corti, portati in ciuffetti sui segmenti addominali, sono urticanti. A seconda della specie, l’effetto che questi hanno può portare a conseguenze più o meno gravi sull’uomo, persino alla morte.

farfalla processionaria

Farfalla di processionaria

Le larve vivono in gruppo, all’interno di vistosi e candidi nidi sericei; si nutrono in gruppo ai danni delle foglie delle piante su cui vivono; si muovono formando file anche molto lunghe (le famose “processioni”), in cui la prima larva segna la strada con un filo sericeo (di seta).

La processionaria del pino

Alcuni di voi saranno sorpresi nello scoprire che esiste anche un tipo di processionaria che attacca e vive sulle querce (rovere, roverella e farnia). Ebbene, pur essendo parte della stessa famiglia e dello stesso genere (Thaumatopoea), la processionaria del pino e quella della quercia sono due specie ben distinte: rispettivamente T. phytiocampa e T. processionea.

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Nidi di processionaria su un pino

La processionaria del pino si evidenzia quando le larve, nel periodo invernale, formano peli sericei di colore chiaro, anche di grandi dimensioni, su tutti i tipi (specie) di pino, con predilezione per il pino nero e per il pino silvestre. La si può trovare anche su cedri, abeti e larici. È infatti all’interno dei nidi che le larve riescono a mantenere una temperatura sufficientemente elevata per sopravvivere alle basse temperature. La fuoriuscita dal nido avverrà a primavera per cibarsi, o anche nel periodo invernale se la temperatura del nido supera i 9°C. Le larve, così come le farfalle, sono notturne: il giorno restano nel nido, alimentandosi la notte ai danni della chioma della pianta ospite.

Raggiunta la maturità, le larve scendono “in processione” per poi incrisalidarsi nel terreno ad una profondità di 10-15 cm. Qui possono rimanere vitali anche per anni, prima di sfarfallare. Lo sfarfallamento avviene tra luglio e agosto: gli adulti vivono pochi giorni, durante i quali depongono le uova (da 100 a 280 per femmina). Queste si schiudono a fine agosto-settembre, e le larvate iniziano a nutrirsi, con danni solitamente modesti.

Danni

L’effetto dell’attacco da parte di processionaria dipende fortemente dall’entità dell’attacco stesso e dalla dimensione della pianta. Piccoli attacchi non sono particolarmente dannosi su piante di grosse dimensioni: l’albero “tollera” in questo caso la presenza del parassita senza particolari manifestazioni di sofferenza. Quando invece gli attacchi sono di entità rilevante, i danni per l’ospite possono essere evidenti: le larve sono infatti voraci defogliatrici, quindi possono compromettere la capacità fotosintetica di un individuo rendendola insufficiente a soddisfare i suoi fabbisogni.

Danni maggiori e decisamente più immediati sono provocati agli animali e alle persone, in particolare ai bambini: i loro peli urticanti, soprattutto se entrano in contatto con le mucose (occhi, naso, bocca) o peggio penetrano nelle vie respiratorie possono essere estremamente dannosi e portare persino a shock anafilattici. Soprattutto i bambini possono trovare attraenti e simpatici questi bruchi pelosi, giocandoci con grave pericolo.

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Dettaglio di un nido

Lotta

La lotta nei nostri giardini e nelle aree urbane è fondamentale per salvaguardare persone, animali domestici e anche i nostri stessi alberi.

La lotta meccanica è molto efficace e costituisce il principale metodo per rendere quanto più sicura possibile l’area circostante la pianta colpita: consiste nella rimozione manuale dei nidi. Altro metodo è l’uso di armi da fuoco: sparare ai nidi distruggendoli, fa sì che le larve muoiano a causa del freddo. È tuttavia un metodo sconsigliabile in ambito urbano, per ovvi motivi. Esistono poi alcuni tipi di trappole di tipo meccanico.

I metodi biologici prevedono l’uso di trappole a feromoni per le catture massali ed il disorientamento dei maschi, che più difficilmente incontrano la femmina per la fecondazione delle uova. Occorre tuttavia intervenire al momento giusto (il periodo di sfarfallamento), altrimenti questo metodo risulterà del tutto inefficace. Altro metodo biologico per la lotta alla processionaria è l’utilizzo del Bacillus thuringensis var. kurstaki, che tuttavia non sempre dà i risultati sperati, soprattutto in presenza di piante di grandi dimensioni, dove i nidi sono difficilmente raggiungibili.

Resta infine la lotta chimica con specifici prodotti insetticidi, anche se per noi è evitabile.

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