Potatura cedro

La potatura di un cedro dovrebbe sempre consistere in una potatura quasi esclusivamente di rimonda, ovvero una potatura che mira ad eliminare i rami ed i rametti abbandonati dalla pianta e quindi seccatisi per motivi fisiologici. Questo lavoro deve essere integrato, se necessario, dall’alleggerimento della chioma a livello delle “manine”, ovvero nella zona distale dei rami, dove la presenza di aghi e quindi la densità è massima. Se questa densità diventa eccessiva, magari anche con la sovrammissione di più rami, è opportuno intervenire al fine di evitare che si creino potenziali superfici di accumulo per la neve, nel qual caso si potrebbero verificare stroncature. In casi particolari di portamento scorretto di alcuni rami che determinano un rischio per la sicurezza o per la salute della pianta si dovrà infine procedere all’eliminazioni di questi rami. Spesso (purtroppo) si vedono cedri cimati, con l’obiettivo di ridurne l’altezza. Questa pratica è assolutamente sconsigliabile e nasce da un malinteso, in quanto riducendo l’altezza della pianta non si riduce l’effetto del vento su di essa, ma bensì si riduce la sua possibilità di sfruttare a pieno l’elasticità che la caratterizza per dissipare la forza del vento, aumentando così le sollecitazioni a livello radicale. Si provoca inoltre uno squilibrio ormonale dovuto alla improvvisa mancanza della gemma apicale (ricordiamo infatti che il cedro è una pianta a ramificazione monopodiale). Ciò provoca una reazione della pianta strutturalmente scorretta, che nel giro di qualche anno produrrà più punte, anche di notevoli dimensioni, con un conseguente incremento del carico di punta e rischio di compromissione della sua stabilità. Ma oltre all’albero nel suo complesso, anche le nuove punte prese singolarmente saranno dubbie in termini di sicurezza, in quanto il loro inserimento sull’asse centrale non avrà mai una resistenza meccanica pari a quella della punta originale, la quale non era inserita nel fusto ma ne era essa stessa parte integrante. Discorso simile vale per i rami spuntati: questi produrranno più reiterazioni di dubbia resistenza meccanica che inoltre vanno ad aumentare la superficie di appoggio alla neve aumentando i rischi di cui abbiamo già parlato. Anche questa pratica è dunque da evitare, anche se talvolta può rendersi necessaria in caso di conflitti problematici con infrastrutture. In questo caso sarà però opportuno seguire con aumentata frequenza la manutenzione del singolo ramo e della pianta nel suo complesso. Il tutto senza dimenticare che ogni taglio “vivo” sulla pianta è una potenziale via di accesso per agenti patogeni, che nel tempo potrebbero portare alla morte della pianta o comunque ad un sensibile incremento del rischio di cedimento. Tagli grossi, come quelli che si osservano su piante “capitozzate”, sono dunque vie privilegiate di accesso per questi patogeni, poiché la pianta avrà maggior difficoltà a compartimentalizzarle (gergalmente cicatrizzarle) al fine di isolare il suo organismo dall’esterno. Caso particolare di potatura del cedro è quella in forma obbligata: si interviene sulla pianta con elevata frequenza (possibilmente annualmente) ripristinando ogni volta la forma desiderata rimuovendo tutti i ributti e le reiterazioni. E’ intuibile che, in questo modo, i costi di gestione della pianta salgano di molto. Può tuttavia essere una opzione, se presa in tempo, per la gestione di piante messe a dimora in posizione non idonea per errori di progettazione, ovvero in spazi ristretti che non permettono lo sviluppo naturale della pianta se non innescando gravi conflitti con le infrastrutture vicine.