Potatura alberi Valdarno

Siamo orgogliosi di raccontare di uno dei lavori che siamo impegnati a fare in questi giorni.

Come parte di un appalto vinto stiamo facendo delle potature a S. Giovanni Valdarno, si tratta di Tigli relativamente giovani piantati in filari lungo le vie cittadine.

La singolarità sta nella tecnica di potatura che effettuiamo, purtroppo raramente adottata, tantomeno in ambito pubblico lungo la viabilità primaria di un centro urbano.

Facciamo un passo indietro e diamo un’occhiata a come funziona la crescita di un albero, per capire di che cosa parliamo. Le gemme che, da ora in poi, vedremo gonfiarsi e che a primavera si apriranno per dar luce alle foglie, si trovano ognuna alla terminazione di un rametto, principale o secondario che sia e producono, nell’arco della stagione, il prolungamento del proprio ramo secondo il caratteristico portamento di ogni specie.

Una potatura corretta effettua un asporto di alcuni di questi rami, magari quelli più lunghi, mai più di metà, ma preferibilmente meno di un terzo e senza mai fare tagli di diametro più grande di 7cm, perché la pianta possa facilmente richiudere la ferita e fermare così l’inevitabile ingresso della carie del legno. Detta in tre parole, ma in realtà eseguita applicando di volta in volta innumerevoli criteri ed accorgimenti di cui qui non vi tedierò, questa tecnica di potatura lascia gli alberi solo di poco più piccoli di prima ed esteticamente quasi identici. Gli abbiamo solo ridotto il numero di terminazioni di accrescimento, per cui continuano a crescere secondo il proprio andamento naturale, ma prima di diventare più grandi hanno bisogno di rinfoltirsi, per cui l’effetto di contenimento dura a lungo.

Invece la pratica consueta di potatura, detta capitozzatura, come molti cittadini avranno notato, consiste nell’asportare tutti i rami, senza limiti di diametro del taglio. Gli alberi rimangono, così, completamente privi di gemme di accrescimento, come, per esempio, in natura potrebbe succedere per un attacco devastante di parassita letale per le gemme, oppure per la rottura di tutti i rami dovuto ad agenti atmosferici. Devono perciò mettere in atto le risorse di cui dispongono per affrontare le emergenze. Mobilitano tutte le riserve di energia che hanno accumulate soprattutto nelle radici ed attivano le gemme dormienti nascoste un po’ ovunque sotto la corteccia, producendo una miriade di nuovi rametti, tutti in concorrenza fra loro, ad un angolo diverso di quello naturale. Si dice che la pianta “riscoppia” ed il fatto che i nuovi rametti siano tantissimi e che le foglie siano notevolmente più grandi di quelle normali viene scambiato per la prova che questo sistema di potatura faccia bene agli alberi. In realtà è un modo per ucciderli, o comunque ridurne drasticamente l’aspettativa di vita: Quello che osserviamo non è altro che la strategia di sopravvivenza dell’albero che deve in pochissimo tempo ricrearsi la massa fogliare con cui si alimenta.

Tornando al caso specifico, i Tigli in questione a S. Giovanni Valdarno, sono in realtà già stati capitozzati, ma per fortuna solo una volta e con tagli abbastanza ridotti da non produrre grossi danni. Si tratta soprattutto di recuperare la forma naturale cosa non automatica e magari solo ottenibile al termine di un ciclo di potature distribuito nell’arco di svariati anni.

Speriamo, per i Tigli e per la popolazione, che questo possa essere solo l’inizio di una lunga storia di manutenzione corretta, ma siamo felici intanto di aver posto la prima pietra.

Nel link, l’articolo del Valdarnopost, con l’intervista al nostro dottore forestale Stefano Bini sulle modalità d’intervento sui tigli.http://valdarnopost.it/news/quasi-terminati-i-lavori-di-manutenzione-dei-tigli-in-viale-gramsci