Prato

Olmo villa Fiorelli

Nel parco di Galceti, all’interno del giardino dell’ex villa Fiorelli, proprio vicino alla villa, si staglia questo vecchio esemplare di olmo dal tronco della circonferenza di circa 5m e dalla chioma veramente ampia, che possiamo annoverare tra gli alberi monumentali più belli di tutta la piana tra Firenze e Prato.

La singolarità più rilevante di questo albero, oltre alla bellezza dell’esemplare, sta nella sua rarità. La Grafiosi, un letale patogeno fungino, nell’arco di una ventina di anni a partire dalla fine degli anni sessanta ha letteralmente spazzato via la popolazione europea degli Olmi autoctoni.

Questi ormai sopravvivono soltanto come esemplari giovani nelle siepi di campagna, prima di essere attaccati dalla malattia e appunto come rari esemplari isolati miracolosamente risparmiati dalla mattanza.

Roverella montemurlo

Lungo la via Montalese che porta da Bagnolo a Montemurlo, davanti al Mulino Diddi, si trova questo esemplare di Roverella (sicuro ? dal colore delle foglie e dal portamento per me potrebbe essere anche una peduncolata) dalle dimensioni abbastanza ragguardevoli: 4 metri circa di circonferenza e un’ altezza di 22 metri. Fa bella mostra di se, proprio lungo la strada, quindi è molto facile da osservare.

Lo stato vegetativo è buono nonostante le diverse opere in muratura e stradali che il sito di impianto ha dovuto sopportare attraverso gli anni. Ha subito anche una potatura energica nel 2012 che ne ha sciupato parte del fascino. Ne avrà sicuramente derivato anche qualche danno sotto forma di carie del legno ed una generale sottrazione di risorse, come il nostro indebolimento dopo un’ influenza, ma la situazione radicale potrebbe essere in stato ben più critica di quella della chioma, anche in virtù delle particolari capacità di difesa del legno delle querce rispetto a quello di altri alberi.

Le radici sono molto sensibili ai cambiamenti nel loro ambiente sotterraneo, anche a quelli che a noi sembrerebbero minimi. Riflettendoci, un cambiamento non è mai minimo, è come se noi, ad un tratto dovessimo respirare un’aria diversa. Infatti i sintomi assomigliano a quelli dovuti all’inquinamento atmosferico e, quando compaiono, la pianta è già pesantemente compromessa. Un albero secolare può facilmente essere condotto alla morte semplicemente per il compattamento del terreno sopra le radici prodotto dall’aumento del traffico pedonale.

È quello che è successo al bellissimo Leccio sopra la Vasca del Nettuno a Boboli, ed in successione ai sui compagni di altre specie lì accanto, con complicità di chi non ha impedito che ciò avvenisse. Gli alberi non protetti da cantieri edili, inevitabilmente entrano in sofferenza soprattutto per il compattamento e l’inquinamento del terreno che ne consegue.

Speriamo che questo albero sia riuscito ad adattarsi alla convivenza con le nostre attività e che, magari nel crescere della sensibilità pubblica per le esigenze delle piante, trovi una protezione da ulteriori attacchi, incluse le potature sconsiderate che ne modifichino ulteriormente la forma. E di quest’ultime parleremo un’altra volta.

arboricoltura firenze

Roverella di Albiano

Esemplare di notevoli dimensioni, questa Roverella (Quercus Pubescens) di 4,20m di circonferenza e 19m di altezza si trova di fianco al fienile di una casa colonica, su una diramazione di Via di Guzzano ad Albiano sopra la località di Bagnolo.

La pianta versa in buone condizioni e, a parte una grossa ferita provocata dal taglio male eseguito di una grossa branca, all’altezza del castello (cioè la prima biforcazione del tronco nelle principali branche), non è mai stata potata. La potatura ha quasi sempre un effetto deformante sugli alberi, perché i nuovi rami che si formano sono più numerosi, più allungati ed inseriti ad un angolo diverso dalla naturale biforcazione di ogni specie. Normalmente questi nuovi rami sono tutti rivolti verso l’alto, in concorrenza tra di loro ed anche questo è naturale, ma è la risposta della pianta ad un trauma. I nostri viali e giardini sono pieni di alberi traumatizzati, al punto che è diffusa la convinzione che sia questa la forma naturale del Tiglio, del Platano, o di altri alberi comuni in città. Solo una potatura molto sapiente e bene eseguita può evitare questi effetti ed è per queste pratiche corrette, (ove sia necessario potare), che ci battiamo come Consorzio.

Per fortuna in campagna la Roverella, tipica dell’Italia centrale, in genere viene lasciata fare, al massimo viene “sgamollata” cioè gli vengono asportati al tronco i rami bassi. E questo fa sì che la forma naturale di queste chiome, sinuose e fittamente ramificate, faccia parte degli elementi tipici e caratterizzanti del paesaggio toscano, quanto il Cipresso ed il muro a secco.

In particolare questo esemplare presenta una chioma molto estesa in orizzontale. La larghezza e l’altezza delle chiome è sempre una funzione dello spazio e della luce disponibili. Nel bosco gli alberi sono tutti molto vicini e dispongono di pochissimo spazio laterale, quindi l’unica crescita possibile è verso l’alto. I rami bassi tendono a morire tutti per mancanza di luce ed il tronco si allunga sempre di più.

Questa quercia, più larga che alta, è sicuramente cresciuta in ambiente aperto per gran parte della sua esistenza, ricevendo luce da tutte le direzioni e potendosi sviluppare liberamente. Evidentemente era benvoluta dalle generazioni di contadini che si sono succeduti alla coltivazione della terra circostante.

Pino di Coiano

Visibile da varie parti della zona nord di Prato, con un’altezza superiore ai 25 ed una circonferenza di 4 metri è sicuramente uno dei pini più imponenti della città. Si trova nei giardini della chiesa di Coiano, accanto al pattinodromo.

Si tratta di un Pinus Pinea cioè il Pino Domestico, da pinoli e non il Marittimo come spesso viene chiamato. Quest’ultimo è il Pinus Pinaster, dal portamento più contorto, le pigne più strette ed i semi non commestibili. La confusione probabilmente nasce dal fatto che le pinete più frequentate lungo le spiagge sono di Pinea, dunque perché non chiamarlo Marittimo? Ma anche il vero Marittimo è abbondante lungo le coste come pure il Pinus Halepensis, Pino D’Aleppo, dalla chioma distribuita di più in verticale lungo il tronco, le pigne più piccole e la corteccia tendente all’argenteo. In effetti gli areali di questi tre alberi, le zone in cui si trovano, si sovrappongono in larga parte.

Piantato massicciamente nelle città e lungo le strade extraurbane dagli anni ’30 fino a tutti i ’70, Il Pino Domestico oggigiorno viene visto soprattutto come un problema e lo si vuole solo abbattere. Ma il problema nasce dall’averlo piantato nei posti sbagliati: fortemente esigente in fatto di respirazione radicale, il Pino Domestico non tollera alcun strato continuo, compatto al disopra delle radici e per reazione queste producono degli ingrossamenti a martinetto verso l’alto, capaci di spaccare strade, muri, ecc. E a niente serve tagliare o fresare le radici, perché il processo necessariamente si ripete ed intanto abbiamo reso instabile l’albero.

In quanto a stabilità, specialmente coll’aumentare, negli ultimi anni, della frequenza di tempeste e nevicate anomale, presenta degli svantaggi rispetto ad altri alberi, perché, avendo la chioma tutta su un piano e verde anche d’inverno, offre molta superficie di accumulo alla neve e fa effetto vela col vento forte. Ma stranamente con la maturità questi alberi tendono a diventare più resistenti. Oltre una certa età, come sicuramente lo è l’esemplare in questione, sembrano molto meno coinvolti da tutti i problemi di rottura rami e caduta che affliggono gli individui più giovani.

Roverella di Gonfienti

Visibile da varie parti della zona nord di Prato, con un’altezza superiore ai 25 ed una circonferenza di 4 metri è sicuramente uno dei pini più imponenti della città. Si trova nei giardini della chiesa di Coiano, accanto al pattinodromo.

Si tratta di un Pinus Pinea cioè il Pino Domestico, da pinoli e non il Marittimo come spesso viene chiamato. Quest’ultimo è il Pinus Pinaster, dal portamento più contorto, le pigne più strette ed i semi non commestibili. La confusione probabilmente nasce dal fatto che le pinete più frequentate lungo le spiagge sono di Pinea, dunque perché non chiamarlo Marittimo? Ma anche il vero Marittimo è abbondante lungo le coste come pure il Pinus Halepensis, Pino D’Aleppo, dalla chioma distribuita di più in verticale lungo il tronco, le pigne più piccole e la corteccia tendente all’argenteo. In effetti gli areali di questi tre alberi, le zone in cui si trovano, si sovrappongono in larga parte.

Piantato massicciamente nelle città e lungo le strade extraurbane dagli anni ’30 fino a tutti i ’70, Il Pino Domestico oggigiorno viene visto soprattutto come un problema e lo si vuole solo abbattere. Ma il problema nasce dall’averlo piantato nei posti sbagliati: fortemente esigente in fatto di respirazione radicale, il Pino Domestico non tollera alcun strato continuo, compatto al disopra delle radici e per reazione queste producono degli ingrossamenti a martinetto verso l’alto, capaci di spaccare strade, muri, ecc. E a niente serve tagliare o fresare le radici, perché il processo necessariamente si ripete ed intanto abbiamo reso instabile l’albero.

In quanto a stabilità, specialmente coll’aumentare, negli ultimi anni, della frequenza di tempeste e nevicate anomale, presenta degli svantaggi rispetto ad altri alberi, perché, avendo la chioma tutta su un piano e verde anche d’inverno, offre molta superficie di accumulo alla neve e fa effetto vela col vento forte. Ma stranamente con la maturità questi alberi tendono a diventare più resistenti. Oltre una certa età, come sicuramente lo è l’esemplare in questione, sembrano molto meno coinvolti da tutti i problemi di rottura rami e caduta che affliggono gli individui più giovani.

Pioppo Skate Park viale Galilei

L’Albero dello Skate Park

Non è certo un albero monumentale e, per essere un pioppo, le sue dimensioni sono più che nella norma, ma ci piace segnalare questa pianta per il ruolo che riveste nel luogo dov’è ubicata.

Sotto l’Albero, e così viene chiamato popolarmente il Populus Alba oltre che Gattice, c’è uno Skate Park. Quando venne costruito il Comune si accorse dell’importanza dell’albero e prese varie misure per non danneggiarlo. Ora protegge dalla calura estiva i ragazzi che vanno lì a divertirsi ed è il simbolo del logo dello Skate Park. Dei volontari della SIA (Società Italiana Arboricoltura), nel 2014 sono intervenuti rimuovendo il secco e alleggerendo le branche più esposte al pericolo di rottura.

Un esempio felice, insomma, di apprezzamento della bellezza ed utilità degli alberi non a posteriori, come succede di solito, quando rischiamo di perderli, o ne sentiamo la mancanza. Tanto più che si tratta di un pioppo, che in genere non viene considerato più di tanto.

Questa storia incarna lo spirito di questo blog ispirato agli alberi monumentali, proprio perché alla base c’è un forte interesse per gli alberi in generale, la volontà di celebrare l’importanza del loro ruolo nella vita di tutti, anche di quei molti che non se ne rendono conto. Vogliamo aiutare le persone a prendere coscienza di perché, per esempio, preferiscono una passeggiata rispetto ad un’altra, un barrettino rispetto ad un altro, oppure un parcheggio. Non è solamente l’ombra che possono offrire gli alberi presenti, ma il fascino che donano al luogo, spesso gli elementi più caratterizzanti del paesaggio. Se cominciassimo ad essere più consapevoli di quanto ci sono importanti, intanto impareremmo ad ammirarli anche prima che diventino dei venerabili giganti, in altre fasi della loro esistenza altrettanto affascinanti. Oppure cominceremmo ad apprezzare anche quelli che per costituzione non potranno mai diventare dei giganti, come i tanti alberi da frutta, Cotogni, Nespoli, Fichi, Giuggioli ecc; oppure i piccoli alberi della nostra flora mediterranea, Corbezzoli, Alberi Di Giuda, Filliree, Alaterni, ecc.

Il secondo passo è imparare a non danneggiare gli alberi monumentali e a curarli e proteggerli nel tempo, formare una cultura di cura ed attenzione come abbiamo per le nostre cose private. Creeremmo così le premesse per un futuro aumento dell’età media degli alberi e le condizioni per il moltiplicarsi degli alberi monumentali! E allora noi qui vogliamo svincolarci dalla pura esaminazione dell’ammissibilità o meno degli esemplari nella categoria della monumentalità, ci piacerebbe raccontare tutto ciò che ci sembra notevole, per il piacere che ne proviamo.