Alberi monumentali Firenze

VILLA DEMIDOFF

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Farnia

Il parco Demidoff, nonostante la sua storia travagliata, è tuttora ricco di alberi monumentali particolarmente grandi. La bellezza del parco più che ripaga per una giornata passata alla ricerca di questi speciali esemplari.

Questa Farnia (Quercus Peduncolata) in particolare non è affatto difficile da trovare in quanto si trova nel prato di fronte alla statua dell’appennino. La sua caratteristica più imponente è rappresentata dal diametro del fusto, che come si può vedere dalle foto è superiore a 2 metri a petto d’uomo. La chioma sarebbe egualmente imponente se non avesse subito le angherie del tempo e soprattutto dell’uomo.

Ma una delle peculiarità della di questo albero monumentale, come di altre specie di Quercia, è di avere un legno che si difende particolarmente bene dagli attacchi del marciume, cioè dei funghi specializzati che si insinuano dalle ferite provocate per esempio dalle potature e si cibano del legno. Questo ed altre strategie rendono le Quercie delle specie longeve. L’esemplare in questione ha infatti un’età stimata intorno ai 250 anni.

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Platano

Al parco Demidoff, in uno dei prati più frequentati di tutto il giardino, potrete facilmente ammirare questo bel Platano dal tronco di 7 metri di circonferenza, dalla ampia chioma con rami ricadenti fino a terra di circa 160 anni di età.

Si tratta probabilmente di un Platanus Acerifolia, cioè della varietà più comune in Italia, che  è un ibrido fra la Il Platanus Orientalis endemico dell’area mediterranea e dell’Asia occidentale ed il Platanus Occidentalis originario del nord America e lì noto come Sycamore e introdotto in Europa verso il 1650.

I Platani, con la loro corteccia liscia e maculata ed il loro sviluppo veloce, accoppiato ad una marcata longevità, sono tra generi di latifoglia più grandi ed appariscenti che si trovano in Europa e rappresentano anche una delle specie più diffuse tra gli alberi monumentali. Per chi è un conoscitore, oppure lo vuole diventare, il parco Demidoff offre una ricca selezione di esemplari magari più rari e singolari di questo Platano, ma meno grandi perché di specie che si sviluppano meno come l’Acero Campestre (Acer Campestre), oppure l’Orniello (Fraxinus Ornus).

PARCO IL NETO

Un gioiello inaspettato

Platano

Questo bellissimo Platano si trova in bella mostra nel prato d’ingresso del Parco del Neto, una vera perla di bellezza e salute per gli abitanti della zona e visitatori, scampata alla pesante urbanizzazione della piana tra Sesto e Calenzano. Per chi non lo conosce il parco, rappresenta una vera sorpresa, non solo come dimensione di area verde, ma soprattutto per la spettacolarità degli alberi che vi si trovano.

In questo tempio verde, troviamo questo bellissimo albero monumentale alto quasi 40 metri su alcuni di noi hanno avuto il privilegio di arrampicarsi questa primavera durante i Campionati Italiani di Treeclimbing. Al suo interno si svolgeva la prova più tecnica delle 5 canoniche, l’arrampicata di lavoro, dove ogni arboricoltore deve dimostrare la propria capacita di muoversi ed eseguire compiti, con equilibrio ed eleganza, in tute le parti della chioma. Questa prova presuppone una attenta preparazione dell’albero, oltre che dei concorrenti, perché la delicata corteccia ed i processi vitali del cambio, cioè le cellule che si riproducono e determinano la crescita dell’albero, immediatamente sottostanti, vanno protetti in tutti i luoghi di maggior sfregamento e calpestio.

Cipressi Calvi

Il nome comune deriva dal fatto che questi alberi della famiglia delle cupressacee, sono decidui, cioè in autunno le foglie diventano rossicce e poi cadono, fatto abbastanza insolito nel mondo delle conifere. I Taxodium Distichum di questo parco sono davvero imponenti, alcuni alti quasi 40 metri e col tronco di 6 metri di circonferenza. Un’altra delle particolarità di questa specie sono i pneumatofori, cioè portatori di aria, delle protuberanze radicali a forma conica che permettono alle radici di questi alberi di respirare anche completamente sommerse, il che rappresenta un adattamento di questa specie alla vita in zone paludose.

La presenza di un parco così ricco di specie ed esemplari notevoli può sembrare strana per una zona come lo è adesso la piana che va da Firenze a Pistoia. In realtà, proprio la fascia pedemontana di questa piana rappresentava, dal Rinascimento in poi, il luogo d’elezione per per l’insediamento delle ville. Testimone ne è la catena quasi ininterrotta di ville e case padronali che si susseguono da Careggi in poi. Fin dai tempi degli etruschi il clima più mite, la leggera pendenza che salva dalle alluvioni, la presenza di acqua sorgiva e probabilmente la migliore fertilità del suolo hanno reso questa fascia il luogo ideale d’insediamento. Il parco del Neto non è altro che le vestigia di una di queste ville patrizie.

LE CASCINE

Olmo piazzale Vittorio Veneto

Nel piazzale Vittorio Veneto, all’inizio del Parco delle Cascine, si trova un’olmo campestre, abbastanza imponente. Questa specie (Ulmus Laevis) era una delle specie dominanti delle foreste planiziali europee, prima di venir decimata da un fungo parassita detta Grafiosi (Ceratostomella Ulmi).

Il valore di questo esemplare sta soprattutto in questa sua qualità di raro sopravvissuto.

Dal tronco di 330cm di circonferenza, non è certo un’ individuo grande per la sua specie, di cui sono conosciute circonferenze di più di 10 metri ed altezze di quasi 50 metri!

Inoltre questo albero presenta diverse grosse ferite da rottura e da potatura e sarà interessante osservarne la capacità di sopravvivenza negli anni a venire.

Leccio viale Lincoln

Nel Parco delle Cascine lungo il viale Lincoln, dove il Martedì si svolge il grande mercato settimanale, si trova, in una rientranza del vialetto pedonale, un bel Leccio (Quercus Ilex) dalla tipica forma espansa a cupola. Dal tronco di 340cm di circonferenza, questo esemplare è un perfetto esempio della tendenza di questa specie a crescere soprattutto in ampiezza piuttosto che in altezza, quando piantato isolato e non ombreggiato da altre piante. Sedendosi sulle panchine all’ombra della sua chioma, se ne può ammirare l’architettura delle radici principali emergenti dal terreno.

Leccio anfiteatro

Alla fine del Viale delle Cornacchie, in adiacenza dell’omonimo prato e dell’Anfiteatro, si può ammirare un bellissimo leccio mai potato. La forma ne descrive la storia: la ramificazione ad impalcatura alta rivela che la crescita iniziale è avvenuta in situazione di bosco, affollata di altri alberi in concorrenza per la luce; dalla prima ramificazione in su, invece, la chioma si sviluppa in maniera abbastanza espansa, indicando che, in un dato momento della crescita, le piante concorrenti circostanti sono venute a mancare permettendo alla chioma di prediligere l’allargamento secondo l’inclinazione naturale della specie a discapito della crescita in altezza, che non è certo sufficiente a giustificare una dominanza sulle altre specie abituali del parco. Circonferenza del tronco: 350cm.

Il giardino di Boboli

Pino Domestico

In cima al giardino, nella zona di congiunzione tra l’asse più antico e quello secondario, fra il prato dell’Uccellare ed il giardino del Cavaliere, punto più alto del giardino, si trova un bel pino domestico, (Pinus Pinea), dalla chioma molto mossa, su più piani, che sembra riflettere la posizione esposta dell’albero, in cima alla collina.

Il tronco di 340cm non è ancora enorme, ma è sulla buona strada e la forma irregolare contribuirà di sicuro ad incrementarne la spettacolarità.

Cedro dell’Himalaya

Nel prato del Pegaso che digrada dalla parte alta al piazzale retrostante la Palazzina della Meridiana, si può ammirare un bellissimo cedro, (Cedrus Deodara), dal tronco di 450cm di circonferenza.

Dalla chioma molto piena e folta, una volta era accoppiato ad cedro gemello, disposto simmetricamente, poi abbattuto per i danni subiti da eventi atmosferici avversi.

Semicerchio Platani del prato delle colonne

Procedendo all’interno del giardino di Boboli, verso il cancello di Porta Romana, superata la Vasca dell’Isola ci si imbatte in uno stupendo prato semicircolare detto Prato delle Colonne dalle due colonne di marmo disposte simmetricamente in mezzo al prato.

Il prato è circondato da statue disposte regolarmente in nicchie verdi ricavate nella siepe di recinzione. Gran parte della sua monumentalità, però, questo luogo lo deve alla fila di bellissimi platani che ne delimita il lato curvo. Presi singolarmente non superano i 430cm di circonferenza, che per un platano non è gigantesco, ma trattandosi di un filare di una trentina di esemplari omogenei e presumibilmente coetanei, la singolarità del sito si moltiplica.

In più, questi alberi hanno il raro pregio di non essere mai stati capitozzati e l’altezza media è ben superiore a 30 metri.

Non lontano, lungo il secondo asse del giardino, detto Viottolone, che risale rettilineo la collina verso la parte più antica del giardino, si può osservare un altro caso di monumentalità acquisita, diciamo così, per meriti collettivi. Si tratta del doppio filare di cipressi che costeggia il viale, piantato a metà del seicento.

Platano e pino lungo viale dell’Indiano

Lungo il Viale Dell’Indiano, parallelo all’Arno, all’altezza dell’Anfiteatro si trovano due degli alberi più grandi delle Cascine, un pino domestico ed un platano dal tronco di 450cm e 475cm di circonferenza rispettivamente. Rappresentano le vestigia della popolazione di giganti, che fino a pochi anni fa era disseminata in tutto il parco.

Il platano purtroppo ha subito interventi di potatura errati che ne hanno deturpato l’aspetto, oltre ad averlo compromesso. Nel parco molte piante hanno avuto lo stesso trattamento.