TECNICA e NORMATIVE: la risalita in pianta con due corde mediante TAZ LOV2 E ASAP
Un caso di adeguamento a una direttiva assai poco chiara

La risalita in pianta rappresenta una fase importante del lavoro sugli alberi. Nonostante la sua durata temporale sia ridotta, il rischio teorico di caduta dall’alto è soprattutto legato all’ipotetica rottura del ramo che sostiene la corda di risalita. Quest’ultima è infatti posizionata da terra tramite il lancio del sagolino: un cordino, munito di un pesino da lancio, al quale viene successivamente legata, e poi “tirata”, la corda di risalita.

Il vantaggio in termini di sicurezza di salire su due corde separate, come ipotizzato dalla Circolare Inail 23, del 22 luglio 2016 (una corda di lavoro con meccanismi sicuri di ascesa e discesa ed una corda di sicurezza con dispositivo mobile contro le cadute) è inficiato dalla Circolare stessa in quanto viene subito precisato che è possibile posizionare le due corde sulla stessa forcella tramite un multiancoraggio. D’altra parte chi lavora quotidianamente sulle piante è ben consapevole dell’impossibilità di piazzare due corde su due diverse biforcazioni della chioma di un albero ai fini della risalita.

In ogni caso, anche se ciò fosse possibile è praticamente sempre privo di reale utilità in virtù delle dimensioni delle biforcazioni scelte per la risalita, sufficientemente alte e parimenti sane e sicure. L’esperienza dell’operatore e la conoscenza degli alberi sono due elementi inscindibili che concorrono in maniera determinante –come peraltro in tutte le attività artigiane e professionali- a valutare correttamente i rischi ed a contenerli in maniera efficace e pratica.

In questo video, realizzato dal CSV, vengono illustrate le tecniche citate

La tecnica presentata assume pertanto valore esclusivamente ai fini dell’adeguamento delle procedure e tecniche di lavoro alle indicazioni della Circolare.

Il Consorzio Sinergia Verde e –ne siamo certi- la gran parte del mondo dell’arboricoltura, auspica una maggior chiarezza nelle disposizioni di legge sui lavori in quota, perché la reale sicurezza di tali lavori ad elevato rischio si ottiene attraverso percorsi diversi rispetto la pedissequa osservazione di disposizioni che mal si adeguano alla particolarità ed univocità della nostra realtà lavorativa.

Molte più energie dovrebbero essere indirizzate verso la creazione di percorsi formativi di durata superiore rispetto le attuali 32 ore obbligatorie per legge. Suggeriamo obblighi di formazione nel campo dell’arboricoltura sia ai fini della sicurezza, sia ai fini della qualità del lavoro eseguito (non serve sapersi spostare in sicurezza sugli alberi se poi le operazioni che si compiono sono scorrette. L’obbligo di stages formativi, come di una gradualità nell’utilizzo della motosega (formazione per utilizzo “a terra” e formazione successiva per utilizzo “in quota”). Riteniamo inoltre altrettanto importante l’nformazione pubblica relativamente all’importanza di avvalersi di personale qualificato e formato secondo legge, severi controlli e sanzioni per chi lavora in quota senza aver rispettato gli obblighi formativi,  la divulgazione della certificazione volontaria ETW e quant’altro.

Ci teniamo infine a sottolineare la precisazione fatta nella stessa Introduzione della Circolare, in cui si specifica che la gran parte di infortuni gravi o mortali per cadute da alberi è occorsa ad hobbisti o comunque a persone non in regola con la formazione obbligatoria di legge, assolutamente non in grado cioè di approcciare con la necessaria professionalità e cognizione di causa manovre ed operazioni che presuppongono un livello di rischio alto.