Salgo sul podio e torno
Tobias Pelli racconta dei mondiali di treeclimbing

Nel mese di luglio, presso lo U.S. National Arboretum di Washington D.C., si sono svolti i Campionati mondiali di treeclimbing. Uno dei nostri consorziati, Tobias Pelli, in qualità di campione italiano 2016, vi ha partecipato portando a casa una bellissima medaglia di legno riservata al quarto classificato. Abbiamo deciso di dedicargli una breve intervista.

I campionati del mondo di tree-climbing vengono organizzati dalla ISA (International Society of Arboricolture), mentre a livello nazionale dai vari distaccamenti della stessa società: in Italia, ad esempio, dalla SIA (Società Italiana di Arboricoltura, ex ISA Italia). Questi campionati raccolgono ogni anno numerosi partecipanti, fornendo un’importante e rara occasione di incontro a tutti gli appassionati artigiani e professionisti del settore. Le gare si svolgono su più prove, che vanno a simulare alcune delle fasi operative che questi atleti/lavoratori vivono ogni giorno (o quasi) sui cantieri di arboricoltura, quali ad esempio la risalita in pianta e su fune, la movimentazione in chioma ed il recupero del ferito.

Consorzio Sinergia Verde: Tobias, hai sempre prestato molta attenzione all’aspetto sportivo del lavoro in pianta su fune e da anni partecipi a campionati di diversi paesi europei con ottimi risultati, ma
come ci si prepara a un campionato del mondo che forse non era nemmeno atteso? Che emozioni regala?

Tobias Pelli: Per partecipare ai campionati di treeclimbing non ho mai fatto una preparazione specifica, sicuramente lavorare tutti i giorni è la migliore preparazione. Quest’anno però, con il cambiamento del regolamento e l’introduzione della nuova prova ASCENT, ho provato alcune volte il set-up migliore per la risalita.
Quest’esperienza negli USA è stata qualcosa di incredibile, un mix di emozioni, stupore, entusiasmo. Mi sono sentito come al primo campionato in cui ho partecipato nel 2013: un bambino al primo giorno di scuola.
Poter conoscere di persona quelli che considero dei riferimenti nel treeclimbing (Scott Forrest, James Kilpatrick etc…), poter gareggiare insieme a loro, vedere le loro prove e poi gareggiare nel master… Chi lo avrebbe mai pensato? Chi lo avrebbe mai immaginato solo un anno e mezzo fa? Ho avuto la sensazione di vivere dentro a un sogno e che qualcuno mi dovesse venire a svegliare per dirmi che era tutto finito da un momento all’altro!!
Bhe, sicuramente è stato veramente molto inatteso, come il campionato italiano di pesaro del 2016  che è stato come una favola: essere entrato per la prima volta nella prova finale (master) ed averlo vinto. Poter rappresentare l’ Italia ai campionati mondiali e poi entrare nel master: emozioni incredibili e tutto davvero inatteso. Ancora adesso non me ne rendo conto e forse è meglio cosi…

CSV: Ci sono affinità, secondo te, tra il tree-climbing a livello sportivo e quello usato come tecnica di lavoro? Quali? In che misura?

T.P: Non è semplicissimo definire la linea di confine tra competizione e lavoro. Fare le gare nella realtà lavorativa è importantissimo e aiuta molto Aiuta a conoscere i propri limiti, a saper tenere sotto controllo emozioni e lucidità, arrampicare gli alberi con gli occhi addosso di qualcuno. Si ha poi la possibilità di vedere all’opera climber piu bravi di te e alzare sicuramente il tuo livello tecnico. Rimanere aggiornato sulle nuove tecniche.
Capire, vedere e sperimentare ad esempio dove si può arrivare nel fare un uscita su un ramo, e vedere che lanciare un sagolino e installare in una piccola forcella a 25 di altezza in tre minuti si può fare.
Un altro aspetto fondamentale è la prova di recupero del ferito, aiuta a prepararti ad affrontare una situazione di pericolo sia da un punto di vista tecnico che mentale. Tutti speriamo che non accada mai, ma posso con fermezza affermare che è stato fondamentale. Vorrei proprio dire a tutti i climber, quelli che hanno cominciato da poco ma non solo, di partecipare attivamente ai campionati, come concorrenti o volontari poco importa, perchè si imparano davvero un sacco di cose utili nel lavoro quotidiano.

CSV: Che clima si vive tra partecipanti? Ci si sente più “colleghi” o più “avversari”? Ovviamente senza mettere in dubbio l’agonismo che sicuramente è presente ad un campionato mondiale…

T.P: Questo è l’aspetto che piu mi ha colpito di questo evento. Non ho sentito agonismo, e competizione nel senso negativo del termine; ma ho avuto la sensazione di essere in una grande famiglia. Ho trovato un ambiente davvero molto unito e familiare. Per me poi è stato incredibile arrivare a gareggiare nel master, unico climber europeo, e sentire tutto l’appoggio e il sostegno di un sacco di climbers europei. Devo davvero ringraziarli tutti per l incoraggiamento, in particolare però un grazie immenso a Stefano Ruatta e Florim Adja, due grandi amici di un incredibile avventura

CSV: Qual’è l’episodio o il ricordo che ti porterai dietro con maggior calore da questa esperienza?

Sono stati tanti ed è molto difficile fare una scelta. Direi due:
1 vivere in casa con altri climbers europei. Conoscerli non solo da un punto di vista delle prestazione da treeclimbers. Sentire poi il loro appoggio, l’affetto nella finale: una grandissima emozione. Rappresentare il continente europeo!!
2 Poter conoscere i propri riferimenti di treeclimbers, gareggiarci assieme, avere un punteggio più alto di uno di loro e ritrovarselo a fare il tifo per me!! Incredibile.

CSV: Far parte di un  consorzio con piu’ di venti tree climber al suo interno, è uno stimolo per crescere nel lavoro e nelle competizioni?

T.P: Fare parte del consorzio, come della SIA (società italiana di arboricoltura) è fondamentale per poter crescere sia tecnicamente che nel lavoro. Avere un confronto, uno scambio è di grande stimolo. Fondamentale è rendersi conto che non si arriva mai, che c’è sempre da migliorarsi e non solo tecnicamente. Nell’ultimo periodo per me è fondamentale trovare il giusto approccio psicologico per partecipare alle competizioni. Raggiungere il giusto mix tra preparazione tecnica nei dettagli, serenità e relax mentale, non prendersi troppo sul serio, guardare avanti ai prossimi obbiettivi e godersi gli eventi delle competizioni con le persone che si incontrano. E tutto questo è reso possibile solamente se non  si è soli, ma si è all’interno di un variegato gruppo di professionisti.