Potatura pino domestico

 Potatura pino domestico

 

Una delle essenze più diffuse e rappresentative nell’Italia centrale è il pino, dal pino domestico e marittimo nel versante tirrenico a quello d’aleppo sull’adriatico, non dimenticando il pino nero e silvestre nelle zone montane del nord Italia e le specie con areale più ristretto tipo il pino loricato nell’appennino meridionale in particolare nel Pollino. In toscana il pino più diffuso ed utilizzato in ambito urbano è senz’altro il pino domestico (Pinus pinea).

E’ una specie molto diffusa, usata negli anni per ornare le città in alberature pubbliche e usata spesso dai giardinieri in ambito privato visto le sue qualità di crescita rapida e la sua capacità di adattarsi anche a condizioni pedoclimatiche ostili, proprie del contesto urbano.

Questa pianta, visto il suo utilizzo in ambiente urbano, porta con se però due problemi non di poco conto: il sollevamento sistematico delle pavimentazioni ed il cedimento strutturale.

Per capire bene questi fenomeni dobbiamo analizzare la struttura della chioma e delle radici.

I rami del pino a differenza delle altre specie hanno una crescita in lunghezza indefinita e non hanno la capacità di rinnovo della massa foto sintetizzante. La chioma comunque, con la sua struttura compatta, è perfetta per resistere ai venti. Negli interventi di potatura occorre quindi stare molto attenti a non compromettere questa struttura “perfetta”. L’intervento auspicabile consiste nel tagliare i rami che si staccano dal profilo compatto della chioma, eliminando solo parte del secco interno ad essa in quanto parte del secco serve a tenere uniti i rami aiutando la parte esterna della chioma a rimanere compatta e a fargli scivolare sopra e sotto i venti.

Per quando riguarda l’apparato radicale il pino, a differenza degli altri alberi, ha un fittone molto sviluppato solidale al tronco e molto attivo nel dissipare l’energia del vento che dalla chioma viene traslocata attraverso il tronco alle radici. Il fittone è accompagnato da numerosissime radici fascicolari di modeste dimensioni che sviluppano a loro volta nel tempo dei piccoli fittoni. Questo è ciò che avviene in ambiente naturale; in ambiente urbano ci troviamo per la maggior parte dei casi davanti ad alberi che provengono da vivaio, dove a causa del sistema di allevamento il fittone viene sistematicamente tagliato in fase di rinvaso e le numerose radici orizzontali che vengono ripetutamente tagliate, tenderanno a seguire il profilo del contenitore diventando pericolose radici strozzanti. Oltre a ciò, anche se ci troviamo di fronte ad esemplari ben allevati si potranno presentare problemi dovuti a scavi o alle elevate pressioni causate dall’eccessivo compattamento del traffico veicolare. Le radici del pino in queste condizioni tendono a formare caratteristici noduli che sono in definitiva la causa dei danni apportati a manufatti quali strade muri marciapiedi.

A causa dei forti venti che investono il nostro territorio negli ultimi anni, fanno spesso notizia il cedimento dei pini. Memori delle nostre esperienze possiamo affermare che nel 90% dei casi questi schianti sono dovuti ad una mal gestione delle alberature e ad un materiale vivaistico di scarso o scarsissimo livello.

Una buona gestione del pino parte dal capire se la pianta è ubicata nel giusto contesto e se negli anni sono stati effettuati interventi che hanno interessato l’apparato radicale. Gli interventi di potatura dovrebbero limitarsi ad eliminare i rami compromessi o staccati dal profilo della chioma, eliminare il secco importante evitando di schiarire la pianta eccessivamente perché così facendo si espongono i singoli rami ad un eccessivo movimento dovuto al vento o al peso della neve e favorendone la rottura. Bisogna assolutamente evitare una potatura drastica come l’eccesiva spalcatura che, rivoluzionando l’architettura dell’albero, lo esporrebbe a forze nuove a cui non è preparato a reagire in quanto la presenza di rami è una grande fonte di dissipazione delle forze applicate all’albero. Altra potatura da evitare (purtroppo molto in voga ultimamente, in quando apparentemente alleggerisce notevolmente la struttura albero) è la cimatura a tutta chioma, nel tempo i rami cimati perdendo il leader perderanno la gerarchia naturale formando ramificazioni eccezionalmente disordinate e innaturali che aumenteranno notevolmente il peso delle branche. A volte sono necessari interventi un po’ drastici, soprattutto per riequilibrare l’architettura dell’albero in seguito ad interventi antropici mal eseguiti o a danni dovuti ad eventi naturali quali nevicate o venti anomali, occorrerà ben valutare l’intervento, a volte sarà addirittura meglio abbattere l’albero piuttosto che creargli nuovi danni che ne comprometterebbero definitivamente la struttura.

Un criterio meno invasivo per la cura del pino, ma anche degl’alberi in genere, è il consolidamento. Questa tecnica prevedere di assicurare, tramite corde speciali, delle branche pericolose o probabilmente soggette a rottura. La loro eliminazione porterebbe a compromettere la struttura della chioma quindi con questa metodologia di intervento si può scongiurare questa eventualità lasciando la pianta più naturale possibile con evidenti effetti estetici positivi.

Riassumendo il tutto, possiamo affermare che la pianta in ambiente naturale, generalmente non necessita dell’intervento da parte dell’uomo. In ambiente urbano invece gli alberi devono essere sottoposti ad interventi di potatura per ridurre notevolmente i rischi alla popolazione, importantissimo però e cercare di ridurre e ponderare bene gli interventi evitando di ottenere un effetto contrario come purtroppo spessissimo succede nelle nostre città.